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22/3/2010 (10:33) - L'ARRINGA DELLA DIFESA NEL PROCESSO D'APPELLO
Erba, la difesa di Rosa e Olindo:
"Giudicati colpevoli fin dall'inizio"
Rosa Bazzi e Olindo Romano
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Indagini unilaterali e prove inquinate.
La lettera inviata a Retequattro:
«Ci hanno indotto a confessare»
MILANO
Confessioni «false e inverosimili», indagini «a senso unico» che non hanno preso in considerazione piste alternative come la vendetta trasversale nei confronti del tunisino Azouz Marzouk o il delitto maturato nell’entourage familiare della moglie dell’ immigrato, Raffaella Castagna, morta nella strage di Erba (Como) con il figlio, la madre e una vicina di casa. I difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo per l’eccidio danno fuoco alle polveri nel processo d’appello a Milano a carico dei due coniugi, chiedendo che, in sostanza, il dibattimento sia in gran parte rifatto.
«I giudici hanno il dovere - ha spiegato il primo dei tre legali dei coniugi a intervenire, Luisa Bordeaux - di consentire alle difese di poter affrontare quanto è stato negato in primo grado». Per gli avvocati della coppia, che proseguiranno la loro arringa nelle prossime udienze, Olindo e Rosa sono stati condannati ancor prima del processo dai media: «È estremamente difficile difendere persone che sono già state giudicate colpevoli dall’ inizio», ha detto l’avvocato Bordeaux che ha contestato ogni elemento dell’accusa perchè a suo dire «contraddittorio» mentre le prove dovrebbero avere «connotati di certezza» e «devono stare in piedi da sole». «Sin dall’ inizio - ha argomentato il legale - nei confronti dei coniugi Romano è stato emesso un verdetto di colpevolezza. Non dai giudici ma da eventi esterni».

Il legale ha poi denunciato le presunte lacune nell’inchiesta: a suo avviso, esistono «prove scientifiche», fornite dai loro consulenti, che la dinamica del delitto non è quella scritta nella sentenza di primo grado e l’avvocatessa è tornata ad ipotizzare che qualcuno fosse già presente nell’appartamento di Raffaella Castagna, teatro del massacro, prima dell’ora in cui, secondo l’accusa e le loro dichiarazioni iniziali, fecero irruzione nell’appartamento Olindo e Rosa. Le loro non furono confessioni che si riscontrano nel dettaglio, come detto dal sostituto pg Nunzia Gatto che aveva chiesto per i coniugi la conferma della condanna all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno. Le confessioni nacquero da «un pasticcio», determinato dall’atteggiamento del primo difensore e dei pm nella fase della convalida del fermo.

A dimostrazione di ciò, Luisa Bordeaux ha anche letto numerosi passi degli appunti che, nei mesi successivi, in carcere, Olindo scrisse sulla copia della Bibbia che gli fu messa a disposizione dal carcere. «Non sapevamo che cosa facessimo e dicessimo - scriveva Olindo - volevamo proteggerci a vicenda». Da qui il fatto che inizialmente, marito e moglie si assunsero singolarmente la responsabilità del delitto, motivandolo con i contrasti per vicende condominiali, per poi aggiustare le loro versioni, nel timore di essere separati per sempre. «Ne uscì qualche cosa di falso - ha concluso Luisa Bordeaux -. Rosa, in quegli interrogatori, riesce a dire cose che neanche l’ accusa aveva potuto prospettare».
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