versione accessibile
21/3/2010 (15:5) - PEDOFILIA
Il capo della chiesa tedesca:
"Gli abusi nascosti per anni"
La consegna della lettera al cardinale irlandese Sean Brady
condividi  twitter
Dopo la lettera del Pontefice, l'Irish
Soca esprime un «cauto ottimismo»
Fisichella: mai più spazio a scusanti
CITTA' DEL VATICANO
Il presidente della Conferenza episcopale tedesca, l’arcivescovo di Friburgo Robert Zollitsch, ha ammesso per la prima volta che la Chiesa cattolica tedesca ha nascosto «per anni» i casi di abusi sessuali commessi da religiosi nei confronti di minori. Zollitsch lo ha detto in un’intervista al settimanale Focus. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca ha detto di provare «vergogna» per le violenze sessuali su minori commesse negli anni passati negli ambienti ecclesiastici in Germania. «Il fatto che abusi così numerosi abbiano avuto luogo anche nelle nostre istituzioni, mi fa vergognare e mi provoca enorme spavento - ha detto Zollitsch durante un’intervista al settimanale tedesco Stern -. Ogni singolo caso oscura il volto di tutta la Chiesa». Secondo Zollitsch, la società si trova adesso alle prese con un fenomeno così vasto poichè «il problema non è stato avvicinato in tutto il suo significato sociale». Questo, tuttavia, non esonera la Chiesa dalle proprie responsabilità, ha lasciato intendere l’arcivescovo. Anche se è sempre più chiaro che «la maggior parte dei casi avviene al di fuori degli ambienti ecclesiastici», ha infatti sottolineato Zollitsch, essi sono particolarmente gravi nella Chiesa. Secondo quanto ha commentato di recente il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, la linea adottata dalla Conferenza episcopale tedesca per affrontare i casi di abusi sessuali sui minori «può essere considerata un modello utile e ispiratore per altre Conferenze episcopali che si trovino a fronteggiare analoghi problemi». I vescovi tedeschi hanno indicato nella loro recente assemblea che bisogna riconoscere la verità e aiutare le vittime, rafforzare la prevenzione e collaborare con le autorità, comprese quelle giudiziarie statali. I vescovi bavaresi, inoltre, si sono impregnati a denunciare ogni eventuale nuovo caso alla giustizia. Tuttavia, secondo quanto ha spiegato Zollitsch allo Stern, spesso le vittime non sono disposte a denunciare gli autori degli abusi. E questo, ha commentato l’arcivescovo, «rappresenta per noi un problema morale, poichè noi siamo comunque interessati affinchè i responsabili vengano giudicati». Zollitsch ha inoltre ribadito, come aveva già fatto la settimana scorsa in Vaticano, che il celibato ecclesiastico non è all’origine dello scandalo degli abusi pedofili nella Chiesa cattolica.

Dopo la lettera del Pontefice, le vittime degli abusi esprimono un "cauto ottimismo". «Vediamo la lettera odierna come il primo passo nella strada verso la guarigione per molti che hanno perso la fiducia nella Chiesa». Lo afferma una nota dell’Irish Soca (Survivors of Child Abuse) che esprime «cauto ottimismo e un giudizio con riserve» sulla lettera del Papa, che contiene - si legge nella nota - scuse altamente commoventi e attese da troppo tempo da parte del Papa e della Curia romana». L’organizzazione apprezza tanto il riconoscimento degli «attuali e storici fallimenti a livello gerarchico all’interno della Chiesa irlandese» quanto l’invito del Papa a «continuare a cooperare con le autorità civili nell’ambito di loro competenza», e l’appello ai colpevoli a costituirsi «davanti a tribunali debitamente costituitì».

La lettera del Papa agli irlandesi è «un grido di dolore di tutta la Chiesa» ma anche «un modo estremamente deciso di voltare pagina». Lo dice ad Avvenire monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, sottolineando che adesso «non sarà più possibile nessun elemento nè di scusante nè di reticenza» sugli abusi commessi da uomini di chiesa. Parole «di grande coraggio» quelle di Benedetto XVI che, spiega, «fa una analisi dei fatti lucida, si assume le responsabilità ed esprime il grande rinnovamento che tocca alla Chiesa intera», a partire dal «discernimento vocazionale: il sacerdozio - dice Fisichella - non è un diritto per nessuno ma una vocazione che va sottoposta a discernimento per capire le reali intenzioni del candidato.

Nemmeno la mancanza delle vocazioni può essere una scusante per accogliere chiunque bussi». Il teologo esprime poi la sua «profonda vicinanza al Santo Padre perchè ancora una volta si è dovuto fare carico di un peso che gli è estraneo». E su Repubblica il cardinale Georges Cottier, teologo emerito della Casa Pontificia, si dice colpito «dal livello spirituale e dal tasso di misericordia» di Ratzinger che si rivolge «come un padre a tutti i cristiani, alle vittime, ai genitori, ma anche ai responsabili di atti così osceni invitandoli a chiedere perdono». «Purtroppo - aggiunge - negli anni passati questi crimini sono stati coperti da atteggiamenti di omertà da quei vescovi che avrebbero dovuto vegliare ma che per paura dello scandalo hanno taciuto. C’è stata troppa leggerezza».
ULTIMI ARTICOLI
PUBBLICITA'
LASTAMPA LIBRERIA
+ Vai a LaStampa Libreria
SPAZIO DEL LETTORE
BLOG LETTORI  tutti i blog



BLOG DEI GIORNALISTI

Il tema del giorno

Meteo, verso un altro weeken...

Oltretevere

Giacomo Galeazzi
"Proteggiamo il Papa"

Diritto di cronaca

Flavia Amabile
E ora valutiamo i presidi
PUBBLICITA'
Fai di LaStampa la tua homepage P.I.00486620016 Copyright 2012 Per la pubblicità Scrivi alla redazione Gerenza Dati societari Stabilimento