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19/3/2010 (16:32) - IL PROCESSO D'APPELLO
Erba, in aula il "film dell'orrore"
Il pg: ergastolo per Rosa e Olindo
Rosa Bazzi accusata con il marito Olindo della strage di Erba
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La ricostruzione del delitto
MILANO
«Galli Paola, 12 ferite d’arma da taglio al capo e al collo, una al torace, il cranio sfondato; Castagna Raffaella, 14 ferite d’arma da taglio al capo e al collo, quattro al torace...». È a conclusione di un raggelante crescendo, mentre in aula su uno schermo sono proiettate le fotografie sorridenti delle quattro vittime della strage di Erba, che il sostituto pg di Milano Nunzia Gatto elenca le ferite mortali loro inferte e chiede la conferma della sentenza di primo grado per i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi: ergastolo con il massimo dell’ isolamento diurno.

«Raramente - ha argomentato il magistrato - ho visto in processi di questo tipo tante e tali prove, una sola delle quali basterebbe per la condanna. Non lasciamoci suggestionare dalle nebbia buttata intorno a questo processo. A commettere questo tremendo delitto non è stato Marzouk, non è stato Castagna, non è stata Biancaneve con i sette nani». Per Nunzia Gatto, infatti - che ha cercato di smontare le piste alternative della difesa di una vendetta trasversale ai danni del tunisino Azouz Marzouk o di un delitto maturato all’ interno della famiglia di Raffaella Castagna, una delle vittime - a commettere l’eccidio sono stati loro: l’ex netturbino Olindo Romano e l’ex donna delle pulizie Rosa Bazzi. I due hanno seguito l’udienza dalla gabbia, a tratti conversando ma quasi sempre in silenzio, con Olindo che cingeva con un braccio la moglie per farle forza. Per l’accusa non esistono piste alternative e il movente è quasi banale: «Hanno risolto nel sangue i problemi condominiali». La «furia omicida» dei coniugi si scatenò per quell’atto di citazione davanti al giudice di Pace in seguito a una querela per lesioni presentata da Raffaella Castagna. «Era prevista un’udienza il 13 dicembre (2006 ndr.) - ha spiegato il magistrato -, l’11 dicembre ci fu il massacro». L’eccidio, però, nacque dai litigi degli anni precedenti, causati, soprattutto, dai rumori che Raffaella e suo figlio Youssef, ucciso nella strage a poco più di due anni, facevano al piano di sopra. «La casa costruita dai coniugi Romano - ha detto Nunzia Gatto - era diventata per loro un inferno e loro avevano reso un inferno anche la vita degli altri». A dimostrazione di questo, l’accusa ha citato anche un appunto, tra gli ormai famosi ’pizzinì, che Olindo aveva scritto in carcere su una copia della Bibbia. «Tutti sapevano ma nessuno ha fatto niente per evitare la tragedia». Marito e moglie sono diventati quindi «giustizieri e vendicatori». Fanno fede le loro confessioni, all’inizio del 2007, subito dopo il fermo, poi ritrattate, in cui Olindo Romano parla della strage «con precisione ragionieristica» e come «stesse parlando di una partita al bar dello sport». Ammissioni durate ore e definite dal magistrato «confessioni-rivendicazioni» che gli imputati hanno cercato di far venir meno con «sei-sette righe scritte», quando ritrattarono. Nessuna pressione, come sostenuto dalla difesa, da parte dei carabinieri perchè confessassero. È stata rifatta sentire una intercettazione in carcere tra i coniugi, nel corso della quale, a dire di Nunzia Gatto, Olindo Romano e Rosa Bazzi sembravano «sollevati» per la decisione di aver confessato la propria responsabilità nel quadruplice omicidio.

Un eccidio premeditato, per l’accusa, dal momento che Rosa e Olindo avevano raccontato che, nei mesi precedenti, per altre due volte avevano cercato di salire in casa di Raffaella, ma solo circostanze fortuite avevano evitato il massacro. Lunedì prossimo gli avvocati Fabio Schembri, Luisa Bordeaux e il professore Nico D’Ascola, difensori dei due imputati, prenderanno la parola. Il 20 aprile è prevista la sentenza.

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