16/3/2010 (10:18)
- AL TRIBUNALE DI MARSALA
Denise, processo rinviato a maggio.
La difesa chiede il trasferimento
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| Denise Pipitone e la mamma Piera Maggio |
Gli imputati assenti in aula
La mamma Piera Maggio:
"E' una mancanza di rispetto"
TRAPANI
Il tribunale di Marsala, presieduto da Riccardo Alcamo, ha rinviato al 25 maggio prossimo il processo per il sequestro della piccola Denise Pipitone, che si è aperto oggi e in cui è imputata con l’accusa di sequestro di minore la sorellastra della bimba, Jessica Pulizzi che, secondo l'accusa, avrebbe rapito per vendetta e gelosia la bambina, frutto di una relazione extraconiugale del padre.
La prima udienza è stata caratterizzata da una serie di schermaglie procedurali, a cominciare dall’istanza presentata dai legali della difesa, che hanno chiesto che la loro assistita venga giudicata dal tribunale dei minori perchè, al momento del rapimento avvenuto a Mazara del Vallo l’1 settembre del 2004, aveva solo 17 anni. Una richiesta già avanzata nel corso dell’udienza preliminare ma respinta dal Gup. La difesa si è opposta anche alla costituzione di parte civile del padre naturale di Denise, Piero Pulizzi, che è anche il genitore dell’imputata. Il tribunale ha rinviato ogni decisione alla prossima udienza.
In aula erano assenti sia Jessica Pulizzi sia l’altro imputato, il tunisino Gaspare Ghaleb, ex fidanzato della ragazza, che però dove rispondere solo di false dichiarazioni al Pm. Riguardo l'assenza di Jessica per mal di gola la madre di Denise, Piera Maggio, non risparmia aspre critiche «Delegare il proprio avvocato con una lettera e con un certificato medico per faringite - afferma la donna - è una mancanza di rispetto nei confronti della bambina, nonostante le dichiarazioni e le attestazioni di affetto fatte negli ultimi anni, perchè in 5 anni e mezzo queste persone non hanno aiutato a fare chiarezza».
«Da questo processo mi aspetto che si possa arrivare a conoscere la verità», aveva detto Piera Maggio davanti al tribunale. «Mi aspetto che quanti in questi 5 anni e mezzo non hanno chiarito la loro posizione, possano dare un contributo per chiarire qual è stata la realtà. Le persone che sono sotto accusa hanno tanto da chiarire ancora e devono dire la verità. Il tempo trascorso è stato molto lungo». E ha aggiunto: «Questi imputati si trincerano dietro i loro diritti, ma non hanno tenuto in considerazione che questa vicenda riguarda una bambina di 4 anni. Parlano di fratellanza e amore ma non si comportano di conseguenza». Al processo si sono costituiti parte civile Piera Maggio e Tony Pipitone, genitori di Denise, e Piero Pulizzi, il padre naturale della piccola rapita e dell’imputata. Quest’ultimo ha spiegato la sua decisione «sofferta», sottolineando di non volersi costituire «contro mia figlia, ma per conoscere la verità».
La madre di Jessica Pulizzi, Anna Corona, risulta indagata per lo stesso reato, ma in un altro troncone di indagine aperto in seguito alle sollecitazioni del difensore di Piera Maggio, l’avvocato Giacomo Frazzitta. Il Gip di Marsala, Caterina Greco, ha incaricato i carabinieri del Ris di eseguire un «accertamento unico irrepetibile» in un casolare di Villagrazia di Carini (Palermo) nella disponibilità di Anna Corona, che potrebbe essere stato utilizzato come prigione per tenere segregata la bimba. Il giudice ha invece rinviato al 18 marzo l’udienza per l’affidamento dell’incarico agli esperti che dovranno eseguire l’incidente probatorio diretto ad accertare la validità dei tracciati del cellulare in uso alla donna e che si riferiscono ai suoi spostamenti da Mazara del Vallo a partire dalla notte del 2 Settembre 2004.
Anna Corona ha difeso la figlia dall’accusa di essere «un mostro, una ladra di bambini» e ha aggiunto: «Sulla mia famiglia si è abbattuta la violenza psicologica di un processo mediatico». Una tesi sostenuta anche dal legale di Jessica Pulizzi, l’avvocato Gioacchino Sbacchi, che lamenta un «massacro mediatico» nei confronti della sua assistita. Ma Piera Maggio, mamma della piccola Denise, ribatte: «L’unico massacro è quello al quale sono stata sottoposta io da cinque anni. Adesso chiedo giustizia».