14/3/2010 (19:15)
Dal Papa mano tesa ai luterani
Visita di Ratzinger: «Portiamo
la colpa delle nostre divisioni»
ROMA
«Non possiamo bere dallo stesso unico calice, non possiamo stare insieme intorno all’altare. Questo ci deve rendere tristi, perchè è una situazione peccaminosa, ma l’unità non può essere fatta dagli uomini: dobbiamo affidarci al Signore perchè lui solo può darci l’unità». Dunque «preghiamo insieme che il Signore ci dia l’unità e così aiuti il mondo affinchè il mondo creda». Con queste parole Benedetto XVI ha concluso la sua omelia nella chiesa luterana a Roma.
«Ci sono tanti elementi di unità: oggi ascoltiamo la stessa parola di Dio, guardiamo tutti insieme all’unico Cristo», con «la speranza che questa unità possa essere sempre più profonda. Ma dobbiamo vedere anche - ha spiegato - che abbiamo distrutto noi la nostra unità, abbiamo diviso l’unico cammino in tanti cammini. Se siamo qui oggi è perchè ascoltiamo la stessa parola di Dio, rendendo testimonianza dell’unico Cristo. Ci rende tristi sapere che questa divisione è il risultato di una situazione peccaminosa ma dobbiamo anche sapere che l’unità è un dono che ci può essere dato solo da Dio». E se «la nostra testimonianza viene oscurata dalla divisione» e «non dovremmo litigare ma cercare di essere più uniti», non è vero - per Papa Ratzinger - che «come dicono molti l’ecumenismo si è fermato: non è così».
La visita è iniziata alle 17,30 con il prolungato applauso che ha accolto il Pontefice al suo ingresso nella «Christus kirche», e subito la presidente della Comunità, Doris Esch, ha ricordato il gesto di amicizia compiuto in questo stesso edificio da Giovanni Paolo II 27 anni fa in occasione del quinto centenario della nascita di Lutero: «si trattò - ha sottolineato - della prima visita di un Papa ad una chiesa luterana dal tempo della Riforma». «Quella visita - ha detto la presidente della comunità luterana di Roma - non l’abbiamo dimenticata. Santità, oggi si senta a casa sua». «Per noi - ha fatto eco il pastore Jens-Martin Kruse - è veramente un giorno della gioia. Siamo veramente contenti per questo evento e con grande gioia accogliamo il Papa». Benedetto XVI, ha ricordato, «conosce abbastanza bene la nostra chiesa e la nostra comunità, così come la nostra teologia luterana e la nostra spiritualità. Viene in una chiesa che conosce bene. Per noi lui è il vescovo di Roma e gli abbiamo rivolto questo invito già nel 2008. Il fatto che abbia accettato di pregare con noi ribadisce i rapporti cordiali con la Chiesa Cattolica», ha rilevato il pastore che ha tenuto in particolate a ricordare l’amicizia con i Focolari, la Comunità di Sant’Egidio, i benedettini di San Paolo fuori le Mura e i connazionali del Collegio germanico e della comunità di cattolici tedeschi che si ritrovano a Santa Maria dell’Anima, cioè i gruppi cattolici presenti oggi all’incontro.
«Se noi ci rapportiamo così, gli uni verso gli altri: se nel dolore, siamo qui gli uni per gli altri e condividiamo insieme e celebriamo la gioia nella fede, allora - ha concluso il pastore con un velato accenno alla vicenda degli abusi sessuali che in germania coinvolge anche la chiesa proptestante - questo sarà un passo fondamentale per rendere visibile ed efficace l’unità di cui viviamo». Dal bel pulpito di marmo della Christus kirche - con sulle spalle la stola rosa dell’odierna domenica ’in laetarè sopra la mozzetta rossa bordata di ermellino bianco - il Pontefice ha evocato da parte sua l’immagine evangelica del chicco di grano che muore dà frutti. «Una persona che ama la sua vita la perderà ma quello che prende la croce e segue Gesù avrà la vita eterna», ha spiegato. «Questo discorso - ha aggiunto il Papa teologo parlando a braccio in tedesco - non ci piace: ci domandiamo se dobbiamo odiare la nostra vita. In realtà possiamo e dobbiamo essere pieni di graatitudine per quello che Dio ci dà: se il Signore ci dice che dobbiamo odiare in qualche modo la nostra vita, vuole farci capire che la mia vita non è solo per me, se la voglio solo per me non la trovo ma la perdo. La vita non è ricevere ma darsi. Se non ci diamo all’altro non possiamo ricevere».
«Il Signore - ha sottolineato Papa Ratzinger - dice: chi vuole essere nella mia sequela deve servire. Questo darsi è lo stesso che amare, è lo stesso che seguirlo con la Croce. Siamo noi stessi solo quando ci diamo agli altri, Questo cammino del chicco di grano è il cammino dell’amore e della salvezzaa, il perdersi nel cammino del donarsi è la ’sequela Christì». «Gesù - ha concluso il Papa teologo - è davvero il cammino, la verità e la vita. E qui è già contenuto il concetto del noi: questo cammino al suo seguito solo possiamo farlo insieme. Essere cristiano non si può vivere e realizzare senza la comunità». Benedetto XVI ha donato alla chiesa luterana di Roma un mosaico che riproduce il «Cristo Benedicente» delle Grotte Vaticane: è l’immagine che - nei pressi della sepoltura di San Pietro - sovrasta il piccolo altare detto dei palli perchè vengono poggiate su di esso le stole di lana bianca con croci nere che il Pontefice consegna ogni 29 giugno ai nuovi arcivescovi metropoliti. In risposta, il pastore Kruse ha regalato a Papa Ratzinger una riproduzione della conca battesimale in bronzo con l’iscrizione della formula liturgica. Prima di lasciare la «la Christus kirche», il Papa - che era accompagnato dal segretario di Stato Tarcisio Bertone e dai cardinali Agostino Vallini, vicario di Roma, e Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani - ha infine salutato in sacrestia alcuni membri emeriti della comunità luterana di Roma e ha partecipato a un piccolo rinfresco offerto dal pastore nella sua abitazione.