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9/3/2010 (14:52) - IL CADAVERE DI SIMONETTA CESARONI TROVATO IN UN SACCO DI PLASTICA
Via Poma, il giorno maledetto
Simonetta Cesaroni, uccisa il 7 agosto del 1990
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La cronaca del 7 agosto 1990
ROMA
Sono passate da poco le 20,30 del 7 agosto 1990. Paola Cesaroni comincia ad essere preoccupata del ritardo di Simonetta, la sorella minore, che lavora nell’ufficio dell’Associazione alberghi della gioventù, in via Carlo Poma 2, nel quartiere Prati. Simonetta, che ha 21 anni, di solito torna a casa verso le 20. Con il fidanzato Antonello Baroni, Paola fa inutilmente la strada fino alla stazione della metro dove lei e Antonello avevano accompagnato Simonetta, poi chiama Salvatore Volponi, il datore di lavoro della sorella, che però non conosce l’ indirizzo dell’ufficio. Sarà proprio Paola a trovarlo sull’elenco telefonico. Il gruppo va in via Poma e costringe Giuseppa De Luca, moglie del portiere Pietrino Vanacore, ad aprire la porta. Sono le 23,30 circa, il suo ragazzo Antonello Barone e l’architetto Salvatore Volponi si fanno aprire lo studio dell’Aiag in via Poma 2, dove, nel pomeriggio, Simonetta Cesaroni si era recata a lavorare. A dare le chiavi al gruppo era stato il portinaio dello stabile, Pietrino Vanacore.

La ragazza, era dipendente di Volponi che però le aveva chiesto se fosse stata disponibile ad andare a lavorare quel pomeriggio nello studio dell’associazione ostelli della gioventù (Aiag) clienti del suo ufficio. Motivo: tenere la contabilità, l’ufficio era chiuso e completamente deserto. Detto fatto. Da quello studio, però, la giovane non uscirà più, se non chiusa in un sacco di plastica, quelli neri usati dalla polizia mortuaria. A scoprire il corpo privo di vita erano stati proprio sua sorella (preoccupata perchè non riusciva a mettersi in contatto con lei) e il suo datore di lavoro, Volponi, per l’appunto. La scena che il gruppo si trova davanti ai loro occhi è raccapricciante: il corpo della ragazza seminuto (con il reggiseno allacciato, ma calato verso il basso, con i seni scoperti, il top arrotolato sul collo).

Non ha le mutandine, porta addosso ancora i calzini bianchi corti, mentre le scarpe da ginnastica sono riposte ordinatamente vicino la porta) è stato crivellato di pugnalate: esattamente 29 di cui: sei al viso, all’altezza del sopracciglio destro, nell’occhio e poi nell’occhio sinistro. Otto lungo tutto il corpo, sul seno e sul ventre, 14 dal basso ventre al pube, ai lati dei genitali, sopra e sotto. Gli abiti di Simonetta, fuseaux sportivi blu e maglietta, vengono portati via assieme a molti effetti personali che non saranno mai ritrovati, tra cui un anello d’oro, un bracciale d’oro e un girocollo d’oro, mentre l’orologio le viene lasciato al polso. Prima di morire la ragazza si sarebbe difesa con tutte le sue forze prima di soccombere al suo assassino.
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