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12/10/2008 (8:15)
Niente estradizione per l'ex Br Petrella
Sarkozy gela il governo italiano:
resta qui per ragioni umanitarie
PARIGI
Marina Petrella, la ex membro delle Brigate Rosse, non sarà estradata in Italia dal momento che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha deciso di non applicare il decreto sulla sua estradizione per «ragioni umanitarie». Lo ha detto oggi alla France Presse il suo avvocato, Irene Terrel.

La decisione è stata adottata in base alla «clausola umanitaria» prevista dalla convenzione Italia-Francia del 1957, così come chiedevano gli avvocati e i familiari della Petrella. La decisione di Sarkozy è stata trasmessa al primo ministro, Francois Fillon. Petrella, 54 anni, condannata all’ergastolo in Italia, ha ricevuto ieri sera tardi la notizia dall’avvocato Irene Terrel, nell’ospedale parigino di Saint-Anne in cui è ricoverata in gravi condizioni fisiche e psichiche. «Lo stato francese - ha detto la Terrel - ha capito che non poteva dare seguito a questa estradizione. È una decisione umana, necessaria e legittima».

Un decreto del governo francese dello scorso 3 giugno, autorizzava l’estradizione di Marina Petrella verso l’Italia, dove una sentenza del 1992 la condanna all’ergastolo per omicidio. Un comitato di sostenitori dell’ex brigatista di 54 anni aveva domandato al presidente francese Sarkozy l’applicazione della «clausola umanitaria» prevista dalla convenzione sull’estradizione franco-italiana del 1957. Ex dirigente della colonna romana delle Br, rifugiatasi in Francia dal 1993, Marina Petrella è stata arrestata nell’agosto del 2007 a Val-d’Oise, dove lavorava come assistente sociale. Il suo stato fisico e mentale non ha cessato di peggiorare per un anno e l’ex brigatista è restata in carcere fino a quando la Corte d’appello di Versailles ha autorizzato da agosto la libertà sotto controllo giudiziario per permetterle di ricevere delle cure senza essere detenuta. Marina Petrella è ricoverata presso l’ospedale parigino Sainte-Anne, dove è nutrita attraverso un sondino che consente «la sua sopravvivenza con un’alimentazione minima», secondo la Lega dei Diritti dell’Uomo.

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