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6/10/2008 (14:0) - IL CASO
Scontri a Pianura, raffica di arresti
Ciro Sances, arrestato con l'accusa di aver partecipato agli incidenti dello scorso gennaio nel quartiere Pianura a Napoli
Oltre trenta le persone in manette:
coinvolti ultras e due politici locali
NAPOLI
Quaranta indagati e 37 arresti, notificati a tifosi aderenti alle sigle più violente del tifo napoletano, ma anche a politici locali. È il bilancio dell’operazione della Digos della Questura di Napoli legata alla «rivolta» di Pianura, le manifestazioni anche violente nel quartiere napoletano a gennaio contro la realizzazione della discarica, che ora è in fase di costruzione a Chiaiano.

Nell’inchiesta risultano coinvolti il consigliere comunale Marco Nonno (An) e l’assessore comunale Giorgio Nugnes, che ha presentato al sindaco Russo Iervolino la richiesta di essere sospeso dal’incarico. Mentre Nonno, secondo il pm napoletano Antonello Ardituro, era il vero e proprio regista degli scontri a Pianura tra forze dell’ordine e presunti comitati antidiscarica. L’esponente di An, infatti, è stato intercettato a lungo nelle sue conversazioni telefoniche e il gip ha confermato l’impianto accusatorio che lo vede darsi da fare per impedire l’apertura della discarica servendosi di elementi del gruppo ultrà violenti Niss («niente incontri, solo scontri») avendo contatti diretti con il capo di questi Dario Di Vicino.

Movente del suo agire, il "business" della speculazione edilizia illegale nel quartiere. Nonno, infatti, si segnala anche come oppositore ai provvedimenti di abbattimento di fabbricati abusivi emessi dall’amministrazione municipale. Le intercettazioni, poi, mostrano che almeno nei primi giorni della protesta violenta, l’assessore Nugnies, che per le sue deleghe di protezione civile ne è a conoscenza, rivela a Nonno passo dopo passo la dislocazione delle forze dell’ordine, in modo che il consigliere possa a sua volta organizzare i blocchi stradali. I reati contestati vanno da associazione per delinquere, a devastazione, incendio, violenza privata, danneggiamento, sequestro di persona, interruzione di pubblico servizio, tutti commessi nel gennaio 2008.

Sullo sfondo, gli interessi economici sull’edilizia illegale, ma anche il controllo di un bacino elettorale che vide la contrapposizione tra Marco Nonno, e il consigliere regionale Pietro Diodato, favorevole all’apertura della discarica e a cui fu bruciata una pompa di benzina di proprietà della famiglia. Atti incendiari furono compiuti anche nella sede di quartiere di An, partito cui entrambi gli esponenti politici appartengono, e quella di Forza Italia. Durante i giorni della ’rivoltà, bande di ragazzi in scooter con il volto coperto vandalizzavano vetture e autobus, imponevano a commercianti di abbassare le saracinesche e pattugliavano il territorio. Roghi di cassonetti, autobus di linee pubbliche a fuoco, lanci di pietre e bombe carta contro le forze dell’ordine, erano atti quotidiani che inquietavano la protesta dei cittadini.
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