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22/7/2008 (20:23) - IL CASO
Dossier illeciti, tutti contro Tavaroli
Fassino, Colaninno, Rossi e Mastella
querelano l'ex capo sicurezza Telecom
ROMA
Querela Piero Fassino. Querelano Nicola Rossi e Clemente Mastella. E querela anche il presidente del gruppo Piaggio Roberto Colaninno. Le sedicenti verità di Giuliano Tavaroli scatenano una raffica di azioni giudiziarie. Maggioranza e opposizione si ritrovano unite contro le parole dell’ex capo della sicurezza Telecom.

I politici tirati in ballo incassano la solidarietà bipartisan da tutto il Parlamento, senza distinzione di schieramenti. Finisce nella bufera anche il quotidiano "Repubblica" che dà spazio alle accuse di Tavaroli. Si ribella alla «vigliaccata» Fassino che bolla la notizia di fondi depositati in conti all’estero come «una pura falsità, inventata di sana pianta». Una notizia che anche per Rossi è «destituita di ogni fondamento». Quelle di Tavaroli «sono soltanto illazioni», rimarca anche Mastella, coinvolto nel 1998 nell’operazione che portò l’allora Udr dal centrodestra al centrosinistra. E si scaglia contro «questi avvelenatori di pozzi», anche l’ex capo dello Stato Francesco Cossiga. Tutto il Pd si schiera a difesa di Fassino, al quale Walter Veltroni ribadisce «piena fiducia e stima».

Dura la reazione di Fassino alle parole dell’ex capo della security Telecom. «Ho dato mandato ai miei legali di tutelarmi contro questa vigliaccata. L’affermazione, pubblicata, nell’intervista di Giuseppe D’Avanzo al signor Tavaroli, secondo cui non meglio precisate tangenti sarebbero "approdate a Londra nel conto dell’Oak Fund a cui erano interessati i fratelli Magnoni e dove avevano la firma Nicola Rossi e Piero Fassino" è una pura falsità, inventata di sana pianta», rimarca Fassino. «Non conosco i fratelli Magnoni -spiega l’esponente del Pd- Non ho mai avuto firme su conti esteri nè a Londra, nè altrove. Non so neanche cosa sia l’Oak Fund. Per queste ragioni ho immediatamente dato mandato ai miei legali di tutelarmi contro Tavaroli, D’Avanzo. Qui si sputtana una persona onesta e pulita ledendone la onorabilità e la dignità».

Il Pd fa quadrato intorno a Fassino. L’indignazione per le affermazioni di Tavaroli è emersa in modo corale, stamattina, durante la riunione del coordinamento del partito, durante la quale tutti hanno espresso solidarietà a Fassino e condiviso la decisione di querelare la "Repubblica", gesto, spiegano ambienti vicini all’ex segretario della Quercia, che vale come monito a chiunque decida di gettare «altro fango». Il leader del Pd Walter Veltroni ha subito espresso pubblicamente piena fiducia per Fassino e così hanno fatto big come Pierluigi Bersani. Ma al di là della certezza dell’innocenza di Fassino che «non ha mai avuto conti all’estero», preoccupa la pubblicazione del "Tavaroli pensiero". E se c’è chi è tentato dal fare interpretazioni dietrologiche, in generale pubblicare il memorandum dell’ex capo della sicurezza di Telecom viene considerato a piazza del Nazareno come la prova di «una democrazia malata», nella quale «viene meno il senso di responsabilità del giornalismo».

Lo sdegno per le accuse di Tavaroli è condiviso anche dal centrodestra: il presidente dei deputati del Pdl rinnova la solidarietà e la stima per Fassino, «oggetto di una delle solite ed indegne aggressioni destituite di ogni fondamento, ma dotate di una forte risonanza mediatica». L’ex guardasigilli Roberto Castelli se la prende con "Repubblica" e con il giornalista Giuseppe D’Avanzo che «sparano a palle incatenate su politici che fino a ieri ritenevo fossero loro amici» e si chiede perchè «cerchino di tirare in mezzo anche me, atteso che non ho mai fatto parte di congreghe, di circoli chiusi, di logge o di cosche». «Ma cosa vogliono questi avvelenatori di pozzi? », domanda Cossiga. «Naturalmente i pm si guarderanno bene dal procedere salvo forse contro D’Alema, contro Fassino, contro di me, Mastella e Letta perchè noi non siamo ricchi, mentre Carlo De Benedetti lo è. E un principio fondamentale della maggior parte dei pm è che i ricchi non si toccano, salvo Berlusconi, perchè i ricchi -spiega il presidente emerito della Repubblica- hanno i denari possono reagire e far male».

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