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21/7/2008 (7:41) - LA GUERRA PER IL CONTROLLO DELLA COMPAGNIA TELEFONICA BRASILIANA
Telecom, spunta un’inchiesta bis
Stralciato il filone
sulla corruzione internazionale
PAOLO COLONNELLO
MILANO
C’è una piccola parte dell’inchiesta Telecom, quella relativa alla corruzione internazionale, che in realtà non è stata affatto chiusa ma anzi ha mantenuto il numero originale del fascicolo d’indagine, trasformandosi in un contenitore tematico. Non compare cioè tra gli oltre 100 faldoni depositati dai magistrati tra venerdì sera e sabato a disposizione dei difensori dei 34 indagati nella vicenda dello spionaggio illegale. Si tratta di uno stralcio assai significativo e che in futuro potrebbe riservare nuove sorprese visto che dovrebbe riguardare gli atti relativi alla famosa guerra per il controllo di Brasil Telecom, durante la quale, a detta di alcuni testimoni e indagati - da Tavaroli al plenipotenziario dell’affaire brasiliano Angelo Iannone, fino all’ex capo della Security latinoamericana Marco Bonera - sarebbero state pagate tangenti a politici locali e di livello nazionale per la partecipazione alle gare sulle reti telefoniche brasiliane.

I «banditi»
E’ un capitolo dell’inchiesta molto delicato e non ancora esplorato a fondo, che non più di due settimane fa è stato rilanciato dalle stesse autorità giudiziarie carioca che hanno fatto arrestare due dei personaggi chiave delle vicende di Brasil Telecom: il finanziere Daniel Dantas, capo del fondo Opportunity, cordata concorrente a quella italiana, e Naji Nahas, quest’ultimo un chiacchierato «mediatore» d’affari di origini libanesi di cui si servì Tronchetti Provera proprio per trovare un accordo con Dantas sulla gestione della società.

«Per trattare con un bandito ci vuole un bandito» avrebbero detto di Nahas, Tronchetti e Buora secondo un verbale di Tavaroli del 19 aprile 2007, nel quale si racconta che in pratica il pagamento della parcella di Nahas, svariati milioni di dollari, sarebbe servito in realtà per «ungere» alcuni membri di una commissione parlamentare brasiliana. Proprio questa circostanza, un presunto ordine di pagamento partito dall’Italia, avrebbe spinto la Procura milanese ad approfondire l’ipotesi corruttiva. Dantas per altro, dopo il suo arresto in Brasile, avrebbe dichiarato di essere finito in carcere in seguito alle rivelazioni sulla vicenda fatte al gip Gennari. In ogni caso le autorità giudiziarie brasiliane hanno annunciato di voler prendere presto contatti con i magistrati milanesi e non si escludono future rogatorie reciproche.

Il fascicolo
Insomma se la parte principale dell’inchiesta sullo spionaggio illecito in Italia e la rete di collaboratori nelle forze dell’ordine e nei servizi segreti (sia nostrani che internazionali) della Security Telecom, può dirsi conclusa, lo stralcio operato dai magistrati potrebbe essere in grado di riservare nei prossimi mesi ancora qualche sorpresa.

Ieri intanto un gruppo di ufficiali di polizia giudiziaria è partito da Milano per raggiungere varie città italiane, da Roma a Napoli, da Bologna, a Firenze e Prato, da Genova a Imperia, da Torino a Novara, per recapitare a partire da oggi l’avviso di chiusura dell’inchiesta: nulla più che una sorta di gigantesco indice degli atti di 371 pagine che servirà ai legali per orientarsi nei milioni di documenti raccolti con l’inchiesta. Venerdì scorso invece, nel tardo pomeriggio il cosiddetto «415 bis» era stato notificato al legale di Telecom e Pirelli, iscritte nel registro degli indagati in base alle legge sulle responsabilità amministrativa delle società in relazione al reato di corruzione contestato ai dipendenti infedeli. Le due società risultano anche parte offesa per un altro reato contestato, l’appropriazione indebita, e per questo hanno annunciato la loro costituzione come parti civili al processo.
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