Per un’ora di
Corano a scuola
Invocare la reciprocità del diritto di professare il
proprio credo religioso mi pare una richiesta destinata a cadere
nel nulla. Rassegniamoci al fatto che a una ipotetica classe
di figli di lavoratori italiani che lavorassero in Arabia Saudita
mai sarebbe concesso di frequentare l'ora di religione cattolica.
Passi quindi la proposta di Fini di garantire il diritto alle
lezioni di Corano, con tutto quello che consegue. Tradotto in
cifre, mentre nella scuola non si trovano fondi per assegnare
le cattedre ai docenti di materie normali, utili alla formazione
delle nuove generazioni, come per incanto salteranno fuori soldi
a profusione per assumere con contratto a tempo indeterminato
docenti di dottrine islamiche. Costoro capiranno immediatamente
com'è l'andazzo, scopriranno in un attimo che in Italia
è praticamente impossibile farsi licenziare dallo Stato,
trasformeranno le lezioni di Corano in lezioni di Jihad con
tanto di esercitazioni pratiche di laboratorio come ad esempio
teoria e pratica degli esplosivi o tattica del sequestro a scopo
estorsivo. Nulla di cui stupirsi, dopo tutto nella scuola quadri
delle Frattochie, dove venivano formati i quadri di un certo
partito, si tenevano veri e propri corsi su come «comportarsi»
nei seggi elettorali per far «tornare a proprio favore
la conta dei voti».
Suggerirei di prendere spunto dalla Cina dove esistono due chiese
cattoliche: una riconosciuta dal Vaticano, quindi clandestina,
e l'altra filogovernativa. Alla stessa maniera il rischio è
che si formino in Italia due scuole di Corano, l'una filogovernativa
e rispettosa delle nostre leggi nella quale ogni riferimento
al martirio e allo sterminio del popolo ebraico dovranno sparire
completamente e l'altra clandestina nella quale potranno essere
indottrinati i potenziali terroristi made in Europe, senza alcuna
necessità di farli arrivare dai Paesi canaglia. Pamela D'Aresti
Pubblico regolarmente di queste fantasie negative sulle scuole
islamiche in Italia - di lettere così ce ne arrivano
un bel po'. Continuo a pubblicare perché nulla pare possa
rassicurare chi la pensa in questo modo. Ribalto dunque le domande:
scuola islamica è necessariamente scuola di terrorismo?
I fondi per le scuole per la popolazione italiana, che include
quella islamica, non sono parte dei diritti all'istruzione che
questo Paese orgogliosamente difende come una delle sue libertà
costituzionali? Se Fini dice che va bene l'ora di Corano, dobbiamo
per forza chiedere in cambio un'ora di religione cattolica in
Arabia Saudita? Infine, anche se è vero che l'Arabia
Saudita non ammetterà l'ora di religione cattolica, non
è forse segno della forza della nostra civiltà
- e direi religione - non escludere anche chi esclude noi? Alla
prossima.
Nuova «Stampa» vecchia eleganza
Ottimo lavoro. La trovo elegante e maneggevole. L’uso
del colore in ogni pagina poteva indurre a qualche eccesso pacchiano,
ma è stato abilmente evitato. ENRICO PESCOSOLIDO
Con queste novità è anche più completo
Complimenti per il «nuovo» giornale. Oltre al formato
mi sembra ora anche più completo in alcune parti della
Cultura e degli Esteri. Bravi a tutti. ROBERTO M., VERONA
Un giornale «strepitoso»
Leggo sul forum de lastampa.it diverse critiche. Certo, ci sono
cose da migliorare, ad esempio la qualità delle fotografie
piccole. Avete, però, messo su un giornale strepitoso.
Grandi, orgoglioso di essere un vostro lettore. MARTINO
Se resta così, meglio tornare indietro
Sono rimasto profondamente deluso dal restyling del giornale.
Fino a oggi La Stampa è stato un quotidiano che si distingueva
per la chiarezza della grafica. Ritengo che con il rinnovamento
il giornale perda questo pregio che finora mi ha sempre portato
a preferirlo agli altri, dei quali assume invece la caratteristica
peggiore, cioè il formato. Immagino che dietro il restyling
ci sia il lavoro di un’équipe di esperti; però,
se questo è il risultato, tanto vale tornare indietro. CARLO TASCIOTTI, LATINA
Chiaro e leggibile ma voglio più «brevi»
Complimenti per il nuovo formato della Stampa: maneggevole,
leggibile, ordinato, chiaro nel formato e, soprattutto, non
rivoluzionario. Come al solito, ottimi i testi, efficaci le
interviste e pregevoli le firme. Un solo interrogativo: che
fine hanno fatto le «brevi», che sono un po’
il sale e il pepe di tutti i giornali? Ne ho trovate poche,
anche nelle sezioni Cronaca ed Economia. DARIO DE MARCHI
Bella e autorevole Ma restate rigorosi
Sono un vostro appassionato e fedele lettore da almeno vent’anni
e ritengo La Stampa un giornale serio, autorevole, rigoroso
e anche elegante. Il nuovo formato, poi, mi pare accattivante
e ben fatto, oltre che moderno. Proprio per la stima che mi
lega al giornale, dissento dalla descrizione dei fatti di Roma
e di Milano. A Roma c’era una manifestazione per la pace
in Palestina, a Milano una marcia per la pace indetta da decine
di associazioni nonviolente e pacifiste. A Roma ci sono stati
incidenti deprecabili e inqualificabili, a Milano una grande
riflessione e partecipazione (50 mila persone) e nessun incidente
o provocazione. L’idea di dedicare una pagina intera alla
manifestazione di Roma e un piccolo box a quella di Milano non
mi pare in linea con la storia della Stampa che deve continuare
ad essere rigorosa e autorevole. LEONARDO MAGNANI, SANSEPOLCRO (Arezzo)
Come un lifting: ce n’era bisogno?
Guardando la nuova Stampa, mi viene in mente Meg Ryan. Era bella,
bellissima, con i suoi zigomi naturali e la sua bocca sottile.
Era la fidanzata d’America, così la chiamavano.
Oppure Hillary Clinton, che bellissima non è mai stata
ma era comunque affascinante, con le sue rughe d’espressione
e lo sguardo intenso. Ora, dopo i ritocchi del chirurgo, entrambe
si guarderanno allo specchio e si piaceranno di più.
A me, invece, sembrano decisamente più banali. C’era
una volta La Stampa. Oggi c’è la versione torinese
dell’Evening Standard. Ma continuerò a leggervi.
In bocca al lupo, ma... ce n’era proprio bisogno? ANDREA SARUBBI
Così è un quotidiano davvero moderno Complimenti! Un quotidiano moderno, con un dosaggio
sapiente del colore e molto chiaro nella struttura degli articoli. PAOLO CONIO
Rimanere sempre «super partes»
Il «full color» è stata un’ottima idea,
perché con la concorrenza dei nuovi mezzi di comunicazione
è indispensabile una continua modernizzazione dei quotidiani.
Speriamo che questo radicale «cambio di rotta» non
vada a intaccare la serietà e l’autorevolezza di
un quotidiano che mai si è fatto trascinare in mezzo
alle sterili polemiche e ha cercato di informare sempre rimanendo
«super partes» in un mondo, quello dell’informazione,
dove la faziosità viene quasi considerata un pregio,
non un difetto. Tanti auguri alla Stampa e a tutta la redazione
GIUSEPPE LUPOLI
Rimettete Cernetti nella seconda pagina
La rubrica di Ceronetti collocata a pagina 11 è quasi
invisibile. Sarebbe meglio ricollocarla a pagina 2, come prima,
o cercare di evidenziarla meglio. La striscia blu che accompagna
le pagine mi sembra troppo grossa. Ciò provoca un appesantimento
delle pagine, che potrebbero tornare più leggere o diminuendone
lo spessore o portandola verso un blu un po’ più
chiaro. La scelta del formato è ottima. ARIBERTO SEGÀLA
Complimenti e poi... complimenti
Complimenti a tutti voi, complimenti e poi ancora complimenti
per il giornale e per il suo nuovo formato: bello maneggevole,
concreto, sobrio, completo. Auguri sinceri. PIERCOSIMO PICCINNO NOVOLI (Lecce)
Una tradizione che si rinnova
Complimenti davvero! Ieri mattina ho fatto una corsa per ritirare
la mia prima copia del nuovo giornale e... che dire? Semplicemente
stupendo: la nuova Stampa tra le mani è come un regalo
tanto atteso, sognato e immaginato che diventa realtà
sorprendente. Un bel lavoro, riuscito in tutto. Che bello poi
vedere, sotto la testata, quel «Quotidiano fondato nel
1867»: radici lontane ma ponte verso il futuro... La tradizione
non si perde, semplicemente si rinnova! Bravi tutti. COSIMO DIMONTE