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Lettere al giornale

POSTA E RISPOSTA
di Lucia Annunziata

Per un’ora di Corano a scuola
Invocare la reciprocità del diritto di professare il proprio credo religioso mi pare una richiesta destinata a cadere nel nulla. Rassegniamoci al fatto che a una ipotetica classe di figli di lavoratori italiani che lavorassero in Arabia Saudita mai sarebbe concesso di frequentare l'ora di religione cattolica.
Passi quindi la proposta di Fini di garantire il diritto alle lezioni di Corano, con tutto quello che consegue. Tradotto in cifre, mentre nella scuola non si trovano fondi per assegnare le cattedre ai docenti di materie normali, utili alla formazione delle nuove generazioni, come per incanto salteranno fuori soldi a profusione per assumere con contratto a tempo indeterminato docenti di dottrine islamiche. Costoro capiranno immediatamente com'è l'andazzo, scopriranno in un attimo che in Italia è praticamente impossibile farsi licenziare dallo Stato, trasformeranno le lezioni di Corano in lezioni di Jihad con tanto di esercitazioni pratiche di laboratorio come ad esempio teoria e pratica degli esplosivi o tattica del sequestro a scopo estorsivo. Nulla di cui stupirsi, dopo tutto nella scuola quadri delle Frattochie, dove venivano formati i quadri di un certo partito, si tenevano veri e propri corsi su come «comportarsi» nei seggi elettorali per far «tornare a proprio favore la conta dei voti».
Suggerirei di prendere spunto dalla Cina dove esistono due chiese cattoliche: una riconosciuta dal Vaticano, quindi clandestina, e l'altra filogovernativa. Alla stessa maniera il rischio è che si formino in Italia due scuole di Corano, l'una filogovernativa e rispettosa delle nostre leggi nella quale ogni riferimento al martirio e allo sterminio del popolo ebraico dovranno sparire completamente e l'altra clandestina nella quale potranno essere indottrinati i potenziali terroristi made in Europe, senza alcuna necessità di farli arrivare dai Paesi canaglia.
Pamela D'Aresti

Pubblico regolarmente di queste fantasie negative sulle scuole islamiche in Italia - di lettere così ce ne arrivano un bel po'. Continuo a pubblicare perché nulla pare possa rassicurare chi la pensa in questo modo. Ribalto dunque le domande: scuola islamica è necessariamente scuola di terrorismo? I fondi per le scuole per la popolazione italiana, che include quella islamica, non sono parte dei diritti all'istruzione che questo Paese orgogliosamente difende come una delle sue libertà costituzionali? Se Fini dice che va bene l'ora di Corano, dobbiamo per forza chiedere in cambio un'ora di religione cattolica in Arabia Saudita? Infine, anche se è vero che l'Arabia Saudita non ammetterà l'ora di religione cattolica, non è forse segno della forza della nostra civiltà - e direi religione - non escludere anche chi esclude noi? Alla prossima.



Nuova «Stampa» vecchia eleganza
Ottimo lavoro. La trovo elegante e maneggevole. L’uso del colore in ogni pagina poteva indurre a qualche eccesso pacchiano, ma è stato abilmente evitato.
ENRICO PESCOSOLIDO

Con queste novità è anche più completo
Complimenti per il «nuovo» giornale. Oltre al formato mi sembra ora anche più completo in alcune parti della Cultura e degli Esteri. Bravi a tutti.
ROBERTO M., VERONA

Apprezzamento telegrafico
Complimenti, eccellente.
FRANCESCO, MONZA

Un giornale «strepitoso»
Leggo sul forum de lastampa.it diverse critiche. Certo, ci sono cose da migliorare, ad esempio la qualità delle fotografie piccole. Avete, però, messo su un giornale strepitoso. Grandi, orgoglioso di essere un vostro lettore.
MARTINO

Se resta così, meglio tornare indietro
Sono rimasto profondamente deluso dal restyling del giornale. Fino a oggi La Stampa è stato un quotidiano che si distingueva per la chiarezza della grafica. Ritengo che con il rinnovamento il giornale perda questo pregio che finora mi ha sempre portato a preferirlo agli altri, dei quali assume invece la caratteristica peggiore, cioè il formato. Immagino che dietro il restyling ci sia il lavoro di un’équipe di esperti; però, se questo è il risultato, tanto vale tornare indietro.
CARLO TASCIOTTI, LATINA

Chiaro e leggibile ma voglio più «brevi»
Complimenti per il nuovo formato della Stampa: maneggevole, leggibile, ordinato, chiaro nel formato e, soprattutto, non rivoluzionario. Come al solito, ottimi i testi, efficaci le interviste e pregevoli le firme. Un solo interrogativo: che fine hanno fatto le «brevi», che sono un po’ il sale e il pepe di tutti i giornali? Ne ho trovate poche, anche nelle sezioni Cronaca ed Economia.
DARIO DE MARCHI

Bella e autorevole Ma restate rigorosi
Sono un vostro appassionato e fedele lettore da almeno vent’anni e ritengo La Stampa un giornale serio, autorevole, rigoroso e anche elegante. Il nuovo formato, poi, mi pare accattivante e ben fatto, oltre che moderno. Proprio per la stima che mi lega al giornale, dissento dalla descrizione dei fatti di Roma e di Milano. A Roma c’era una manifestazione per la pace in Palestina, a Milano una marcia per la pace indetta da decine di associazioni nonviolente e pacifiste. A Roma ci sono stati incidenti deprecabili e inqualificabili, a Milano una grande riflessione e partecipazione (50 mila persone) e nessun incidente o provocazione. L’idea di dedicare una pagina intera alla manifestazione di Roma e un piccolo box a quella di Milano non mi pare in linea con la storia della Stampa che deve continuare ad essere rigorosa e autorevole.
LEONARDO MAGNANI, SANSEPOLCRO (Arezzo)

Come un lifting: ce n’era bisogno?
Guardando la nuova Stampa, mi viene in mente Meg Ryan. Era bella, bellissima, con i suoi zigomi naturali e la sua bocca sottile. Era la fidanzata d’America, così la chiamavano. Oppure Hillary Clinton, che bellissima non è mai stata ma era comunque affascinante, con le sue rughe d’espressione e lo sguardo intenso. Ora, dopo i ritocchi del chirurgo, entrambe si guarderanno allo specchio e si piaceranno di più. A me, invece, sembrano decisamente più banali. C’era una volta La Stampa. Oggi c’è la versione torinese dell’Evening Standard. Ma continuerò a leggervi. In bocca al lupo, ma... ce n’era proprio bisogno?
ANDREA SARUBBI

Così è un quotidiano davvero moderno
Complimenti! Un quotidiano moderno, con un dosaggio sapiente del colore e molto chiaro nella struttura degli articoli.
PAOLO CONIO

Rimanere sempre «super partes»
Il «full color» è stata un’ottima idea, perché con la concorrenza dei nuovi mezzi di comunicazione è indispensabile una continua modernizzazione dei quotidiani. Speriamo che questo radicale «cambio di rotta» non vada a intaccare la serietà e l’autorevolezza di un quotidiano che mai si è fatto trascinare in mezzo alle sterili polemiche e ha cercato di informare sempre rimanendo «super partes» in un mondo, quello dell’informazione, dove la faziosità viene quasi considerata un pregio, non un difetto. Tanti auguri alla Stampa e a tutta la redazione
GIUSEPPE LUPOLI

Rimettete Cernetti nella seconda pagina
La rubrica di Ceronetti collocata a pagina 11 è quasi invisibile. Sarebbe meglio ricollocarla a pagina 2, come prima, o cercare di evidenziarla meglio. La striscia blu che accompagna le pagine mi sembra troppo grossa. Ciò provoca un appesantimento delle pagine, che potrebbero tornare più leggere o diminuendone lo spessore o portandola verso un blu un po’ più chiaro. La scelta del formato è ottima.
ARIBERTO SEGÀLA

Complimenti e poi... complimenti
Complimenti a tutti voi, complimenti e poi ancora complimenti per il giornale e per il suo nuovo formato: bello maneggevole, concreto, sobrio, completo. Auguri sinceri.
PIERCOSIMO PICCINNO NOVOLI (Lecce)

Una tradizione che si rinnova
Complimenti davvero! Ieri mattina ho fatto una corsa per ritirare la mia prima copia del nuovo giornale e... che dire? Semplicemente stupendo: la nuova Stampa tra le mani è come un regalo tanto atteso, sognato e immaginato che diventa realtà sorprendente. Un bel lavoro, riuscito in tutto. Che bello poi vedere, sotto la testata, quel «Quotidiano fondato nel 1867»: radici lontane ma ponte verso il futuro... La tradizione non si perde, semplicemente si rinnova! Bravi tutti.
COSIMO DIMONTE




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