PER CULTURA
25/2/2009
Sciare assicurati, ma senza obblighi
I dati dicono che lo sci è molto meno pericoloso del calcio. Eppure l'enfasi dei media amplia l'eco di ogni incidente. Imporre la polizza per legge è sbagliato e controproducente. E poi l'80% degli sciatori già la possiede. Meglio investire per promuovere una “cultura della neve” e della responsabilità
ALESSANDRO ROSA
L’enfasi mediatica colpisce duramente la montagna. Questa estate con l’alpinismo, ora con lo sci, la montagna è sempre assassina o killer. Non succede per altri sport diciamo turistici ed è un classico caso di asimmetria tra pericolo percepito e rischio oggettivo. Altro esempio? Quanti hanno paura di prendere l'aereo preferendo l'auto mentre è statisticamente molto più sicuro l'aereo? Spesso è per scarsa conoscenza che si hanno paure, preconcetti, opinioni distanti dalla realtà, fondate solo su sensazioni o passaparola.

Invece se si consultano i dati di ricercatori si scopre che il fattore di rischio dello sci alpino è valutato 10 e lo snowboard 13, comunque meno del ciclismo (18) e di molto del calcio che raggiunge il 41 (fonte Università IUAV di Venezia).

Ma tant’è tutto si traduce, oltre che nella presentazione dei media, anche in un’attenzione di legislatori preoccupati di limitare i rischi dei cittadini. E’ ad esempio il caso della Legge sullo sci appena approvata in Piemonte, nella quale è inserito l’obbligo per gli sciatori di stipulare una polizza assicurativa. Già in Italia esistono 46 forme di obbligo assicurativo della responsabilità civile.

Ma prima di fornire un quadro delle possibilità offerte sul mercato assicurativo, occorre fornire sulla base di dati la scarsa efficacia di questa norma, se non addirittura risvolti negativi.

Partiamo dal fattore rischio. Intanto con un dato comparativo degli incidenti mortali all’anno (fonte Rapporto S.I.Mon., Istituto Superiore di Sanità, 2007): sono 8000 le vittime di quelli domestici, 3000 quelli automobilistici, 40 sulle piste da sci, 20 per valanghe, 5 per scontri fra sciatori. Dati che certo possono variare di anno in anno, ma la proporzione è davvero importante e non ha mai fatto sensazione.

Entriamo nel caso degli sport della montagna e nello specifico dello sci. Detto che si svolge in aree accessibili in regime di controllo stabilito dalla legge, bisogna segnalare che secondo tutte le ricerche scientifiche, ultima e più importante l'indagine epidemiologica S.I.Mon. realizzata dall'Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con A.N.E.F., Carabinieri, Polizia, aziende sanitarie locali, 24hassistance ed altri partner di rilievo, lo sci è uno sport con un fattore di rischio inferiore, come si è visto, a molte altre per le quali non si è mai pensato a una forma di assicurazione obbligatoria.

Nel panorama degli infortuni sulle piste da sci gli scontri tra sciatori rappresentano l'11,3% degli eventi (valore stabile negli ultimi 6 anni). Il 71,4% delle persone che hanno un incidente in pista riportano lesioni che rendono necessario rivolgersi ad una struttura sanitaria e di questi solo il 4,4% viene ricoverato (infortuni medio-gravi). Questo significa che solamente lo 0,3% degli infortuni sulle piste da sci sono originati da scontro tra sciatori ed hanno conseguenze tali da richiedere un ricovero in ospedale (fonte Rapporto S.I.Mon., Istituto Superiore di Sanità, 2007).

Se analizziamo il caso peggiore, la morte, su base nazionale si registrano in un anno circa 40 morti (fonte Rapporto S.I.Mon., Istituto Superiore di Sanità, 2007) per un fenomeno che coinvolge 1.853.000 sciatori (fonte AC Nielsen, 2004) e 461.000 snowboarder (fonte AC Nielsen, 2004) che danno origine a oltre 20.000.000 di giornate sci in un anno. Di queste morti oltre il 60% sono dovute a malore, tipicamente infarto; gli incidenti mortali originati da scontro tra sciatori sono circa 5 in un anno. Per avere dei termini di riferimento in Italia muoiono circa 8.000 persone all'anno per incidenti domestici, 3.000 per incidenti automobilistici e 20 per valanga.

Passiamo ad un altro aspetto, quello assicurativo. E si hanno altre sorprese. La più importante è quella, secondo alcune rilevazioni del settore effettuate durante la stagione sciistica 2007/2008 in alcune stazioni, la percentuale di sciatori con assicurazione RC sulle piste è mediamente del 80%, e quindi solo il 20% degli sciatori è in pista senza una assicurazione. Questo perché? Perchè molti sciano già coperti da assicurazioni personali RC generiche, polizze RC del capofamiglia, quelle multirischi dell'abitazione, quelle multisport. Quasi il 90% degli stranieri del Centro-Nord Europa che vengono a sciare in Italia (Germania, Olanda, Norvegia, Svezia, Danimarca, Inghilterra) sono assicurati da queste polizze che hanno una diffusione quasi totale. E poi bisogna aggiungere quelle specifiche dello sci, personali o incluse nelle tessere associative, ad esempio tutti gli associati alla F.I.S.I. sono assicurati (da soli rappresentano il 10% circa delle giornate sci). Anche i soci UISP sono assicurati, così come gran parte degli iscritti agli sci club. E ancora: assicurazioni sono incluse nei pacchetti viaggio, nelle carte di credito (alcune includono una polizza se lo skipass è acquistato con pagamenti elettronici), nei servizi promozionali collegati (l’affitto degli sci in una delle principali catene di noleggio presenti in Italia porta in omaggio la polizza di RC per tutta la durata del noleggio), nell’abbonamento ad una famosa rivista di sci italiana è incluso in omaggio una polizza RC.

L’introduzione dell’assicurazione obbligatoria ci porta inevitabilmente a incrociare un fenomeno tipicamente italiano: a una generale scarsa propensione assicurativa fa da contrappeso la duplicazione di coperture vendute forzatamente. Semplificare, proponendo un obbligo assicurativo in base all'errata percezione di un rischio, porta diversi effetti negativi. A cominciare dal fatto che si va a penalizzare gli sciatori più assidui e professionali, che oltre alla personale polizza sono costretti a pagarne un’altra. Sempre su un piano di effetti indotti, non si devono dimenticare i riflessi nel mercato mondiale del turismo, sempre più competitivo, con costi e margini di guadagno sempre più ridotti. Un aumento, anche contenuto dei costi degli skipass, si tradurrebbe in un elemento che può far perdere competitività alla montagna italiana, se non armonizzato a livello europeo.

Un ulteriore dato per l'utenza straniera, dove si deve rilevare che esistono situazioni differenti: i turisti provenienti dal Nord Europa hanno mediamente coperture più elevate degli italiani, mentre i turisti provenienti dall'Europa dell'Est spesso sono meno garantiti.

Vanno anche tenute in conto esperienze di skipass+polizza avvenute in passato. Negli Anni 80, sia in Italia che in Francia. Con risultati sempre negativi. Nell'auto il sistema del bonus-malus protegge dalle frodi, altrimenti ogni volta che si fa un danno sarebbe conveniente dire di avere avuto un incidente con un amico. Ma all’automobilista l'assicurazione aumenta, mentre nello sci questo sistema non è applicabile. Ed è per questo che polizze incluse nello skipass portano nel medio-lungo periodo all'esplosione delle frodi: chi si fa male da solo cadendo in pista dichiara poi di essere stato investito e così gli scontri tra sciatori lievitano da un 11,3% attuale al 15-25%. Fino al momento in cui la polizza arriva ad un costo non più sostenibile e si pone il problema di come fare a togliere un servizio che ormai il pubblico da per scontato. Quello che è accaduto una quindicina di anni fa al Dolomiti Superski. Oggi, eccetto la Vialattea e qualche micro stazione italiana e francese, non esiste nessun grande comprensorio sciistico in tutto il mondo che includa l'assicurazione nello skipass. Non per mancanza di innovazione ma anzi per l'esperienza (negativa) dei grossi comprensori che l'hanno fatto in passato.

Infine esistono situazioni transfrontaliere. Lo sciatore svizzero o francese che arriva sul versante italiano di comprensori transfrontalieri o lo sciatore italiano che passa da una regione all'altra sugli sci dovrebbe essere fermato per controllare la consistenza della sua copertura assicurativa? O peggio: lo sciatore che sale dal lato valdostano del Monterosa Ski non potrebbe scendere sulle piste piemontesi di Alagna se non è assicurato.
Per questo e per molti altri motivi è sempre più necessario che si giunga ad una uniformità di situazioni sulle montagne, perlomeno in Europa. Dalla segnaletica sulle piste ai decaloghi di comportamento.

Ma alla conclusione di tutto va comunque osservato che la sicurezza sulle piste da sci è la risultante di una serie di fattori: conoscenza dell'attività sciistica e dei rischi connessi; rispetto degli altri sciatori; corretto insegnamento delle tecniche dello sci, capacità di controllo dei propri mezzi; conoscenza e rispetto dei propri limiti; adeguata preparazione fisica; manutenzione regolare dei materiali utilizzati; formazione del personale che opera a diverso titolo sulle piste. L'assicurazione rappresenta solo un fattore di completamento della protezione dal rischio imponderabile, non contribuisce alla riduzione degli infortuni e degli incidenti. Invece l’obbligo ha risvolti psicologici, primo fra tutti una deresponsabilizzazione del singolo sciatore in merito a tutti gli altri fattori. Senza contare del caso limite verificatosi nel recente scontro mortale di Obereggen: l’investitore è fuggito pur avendo la propria assicurazione e quella di famiglia stipulata dal padre.

Forse è il caso di investire di più nella comunicazione in modo che si possa ampliare la “cultura della neve”, quel bagaglio di nozioni per avere più coscienza e responsabilità, sapere ciò cui si va incontro in una ambiente naturale, di bello ma anche di pericoloso. L’ottica è diffondere la cultura che la sicurezza è prima di tutto in mano nostra. Senza imposizioni. Come normalmente fa un buon capofamiglia con l’educazione dei figli.

Il mercato
Molte sono le possibilità di assicurarsi dai rischi della pratica dello sci alpino. Oltre alle formule di garanzia inserite nelle cosiddette polizze del «capofamiglia», estensione questa non sempre conosciuta dagli assicurati, che però non sono valide in caso di incidenti durante le gare.

Nella scelta della polizza intanto occorre partire dall’entità dei capitali garantiti per i danni cagionati ad altri. Fra le polizze più diffuse vi sono quelle che prevedono la cifra di 250 mila euro, seguita da quelle che ne contemplano 500 mila e un milione. Per la prima la spesa annua può risultare di 50 euro, per salire a 60 euro nel secondo caso, per toccare i 75 euro nel terzo. Altra circostanza assai interessante è quella dove rientrano nella copertura tutti i componenti della famiglia. Oltre che per gli sport della neve, si è anche assicurati (sempre per danni a terzi) quando si usano bici, pattini a rotelle, skate-board, eccetera. Di solito tutte queste formule di garanzia valgono per il mondo intero (in taluni casi sono limitati all’Europa).

E poi ci sono le polizze che si stipulano per la durata giornaliera. In molte località sciistiche italiane è possibile acquistarle direttamente alle casse degli impianti di risalita insieme allo skipass o anche via SMS. Ad esempi molto diffusa è la Snowcare di 24hAssistance, con la spesa di 2,50 euro al giorno. E comprende: responsabilità civile per danni a persone terze, responsabilità civile per danni a cose di terzi, tutela giudiziaria, spese di soccorso in toboga, spese di soccorso in elicottero, spese mediche d'urgenza, autista a disposizione, rimborso skipass per infortunio, rimborso skipass per meteo avverso, rimborso noleggio materiale da sci per infortunio, rimborso lezioni di sci per infortunio, rientro sanitario.

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