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Note classiche
a cura di Giorgio Pestelli
e Sandro Cappelletto |
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| Zelenka, il Requiem
che anticipa Mozart |
| di
Giorgio Pestelli |
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| 28 ottobre 2005 |
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Si ha un bel dire che
la musica è un'arte universale; qualche volta,
senza una tradizione nazionale alle spalle, può
capitare che un musicista trasferitosi in terra straniera,
se non ha la statura di un Haendel, venga trascurato sia
dal paese di nascita sia da quello dove si è stabilito
per lavorare: sembra proprio il caso di Jan Dismas Zelenka,
rispettabilissimo contemporaneo di Bach, Haendel e Vivaldi,
nato nell'antica Boemia, formatosi a Praga, poi in Italia,
poi a Vienna, allievo di Fux, e infine approdato a Dresda
dove trascorre la maggior parte della sua carriera e dove
muore nel 1745; anche il primo ampio libro che lo riguarda,
come ha osservato il Talbot, non è frutto di ricercatori
cèchi o tedeschi, ma di uno studioso di lingua
inglese (Un musicista boemo alla corte di Dresda di J.
B. Stoockigt, Oxford University Press, 2000).
Ad ogni modo, ciò che più conta, da qualche
decennio le musiche di questo «emigrato» hanno
cominciato a circolare, in particolare concerti e «sinfonie
concertanti», ancora imparentate con la forma della
suite ma di notevole interesse per il vigore e l'incisività
dei temi; tuttavia, la composizione che a mio giudizio
può rappresentarlo meglio, è il «Requiem»
in re minore, composto nel 1721 per il decennale della
scomparsa dell'imperatore Giuseppe I, eseguito anche a
Praga, poi sepolto in qualche biblioteca fino alla sua
riesumazione in Toscana, a Città di Castello nell'agosto
1988, e alla sua incisione a cura della Supraphon nel
1994 sotto la direzione di Roman Valek.
Subito colpisce la prima pagina, «Requiem aeternam»,
poi ripetuta in conclusione («Lux aeterna»),
non solo perché basata sullo stesso tema della
Fuga in do diesis minore dal primo libro del «Clavicembalo»
di Bach (che in realtà deriva a sua volta da qualche
fonte gregoriana), ma perché il clima generale,
nel suo turbato, oscuro ansimare, è molto vicino
all'apertura del «Requiem» di Mozart; anche
senza prove certe, non è impossibile che Mozart
avesse conosciuto questa intuizione tutta moderna in un'opera
basata ancora sulla composita struttura del «concerto
sacro» di Schütz, genio del luogo, circa un
secolo prima, proprio a Dresda. Zelenka padroneggia lo
stile polifonico antico come i colori dell'armonia moderna,
con voci e strumenti che dialogano con pari fantasia:
insomma, un nome e un'opera che tutti, non solo i collezionisti,
dovrebbero tenere da conto. |
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J.D.Zelenka
Requiem in re minore per soli, coro e orchestra
Ensemble Baroque 1994 e Coro da camera cèco
diretti
da Roman Valek, Supraphon 0052-2 231, €19 |
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