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di Marinella Venegoni
 
MILANO, IERI ALLO STADIO L'ANTICIPO DEL TOUR
CON LETTURE DI FIABE
Vecchioni, che favola «Ritorno a San Siro»
«Come sindaco vorrei una donna, Lella Costa magari. Dario Fo? E’ un poeta, non capisce le cose pratiche»
 
08 novembre 2005
 
di Marinella Venegoni
inviata a MILANO
 

Soprattutto sotto Natale, si campa di dischi che ti riconsegnano ciò che già conosci. Natale per la discografia è già cominciato, ma ci son modi e modi di rifare: entrato in una nuova etichetta, Roberto Vecchioni s'è per esempio inventato un progetto multimediale che comprende la riscrittura di favole come «Cappuccetto Rosso» allegate in veloce e delizioso volumetto all'album «Il contastorie», nel quale rilegge alcuni caposaldi del suo repertorio in un trio tentato dal jazz, con Patrizio Fariselli e Paolino Dalla Porta.

Una piccola ma sostanziosa idea, che lo porta pure ad affrontare un nuovo tour teatrale (dal 15 novembre) sempre in trio, e con spirito diverso rispetto al passato: nuova luce sulla parola, che padroneggia del resto con rara maestria. Il fatto che nel progetto sia coinvolta l'Associazione Culturale Giorgio Gaber, ci fa pure intuire che assisteremo presto a nuove evoluzioni: la dimensione live di Vecchioni, insomma, potrebbe pure prendere una strada più decisa verso il teatro-canzone, e sarebbe giusto per lui che pare il più dotato su quel fronte, fra i cantautori storici. «Luci a San Siro» ha 35 anni e ancora riesce a trovare nuova linfa e nuovo vigore in un più rarefatto arrangiamento, così come altri pezzi struggenti («La bellezza», «Le lettere d'amore»), popolarissimi («Samarcanda») o altri meno frequentati («Celia De La Serna», «Alighieri». «Luci a San Siro» ha comunque portato ieri Vecchioni fin dentro lo stadio che soffre le sorti della sua Inter: qui, Gioele Dix e Ottavia Piccolo hanno letto alcune favole e lui ha cantato. L'evento ha avuto l'onore di alcune copie di «Instant disc» in Italia ancora una rarità.

Chi vorrebbe come prossimo sindaco di Milano, Vecchioni?

«Vorrei una donna. Lella Costa, la sindacalista Susanna Camusso, Milly Moratti; certo che fra Milly e Letizia Moratti sarebbe come un combattimento di galli in famiglia. Dario Fo? E' un po' troppo idealista, un guitto, un poeta: non lo mischierei mai con le cose pratiche. Ferrante invece ha polso per tenere una città come Milano; ha i piedi per terra e anche per i ceti medi è una scelta appagante».

E i moti di Parigi?
«La Francia è sempre maestra. In Francia ogni fenomeno collettivo è un film di Malle o comunque d'autore, da noi invece è tutto avanspettacolo. I francesi hanno nel Dna l'attenzione alla libertà e all'uguaglianza, i nostri ragazzi stanno ancora imparando».

Il disco è ancora un oggetto importante?
«Disco, libro, quadro, per me tutti gli oggetti di cultura sono importanti. Amo toccare, oltre che ascoltare e vedere».

Si accontenterà di queste cinque favole?
«No, ne ho scritte 15, queste le ho ampliate. Usciranno in aprile con Einaudi, con il titolo “Diario di un gatto con gli stivali”. Ma qui nel disco il libro di favole ha un senso: oggi il cd ha bisogno di un valore aggiunto, da solo è aggredibile e copiabile. Sono favole non tanto destinate ai bambini, ma a chi vive realtà cittadine piene di interferenze, dove posson venir colte le varie implicazioni che stanno, per esempio, dietro la figura del lupo di Cappuccetto Rosso. Mi son divertito a cambiare i finali, c'è un gusto di vendetta anche per i cartoni animati: perché Silvestro deve sempre prenderle?».

E questo concerto così scabro, solo con il trio, sia in disco che in tour?
«Mi sono stancato di 7000 strumenti e chitarrine, mi piaceva il silenzio. Mi sento bene in un mondo di interpretazioni più libere. Questa la chiamo non musica leggera, ma lieve, viene molto da musica jazz».

 
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casa di riposo dov'era ospitato.

PAROLE & CANZONI Betty Curtis «Al di là» Festival di Sanremo 1961
Betty Curtis vinse il primo Festival di Sanremo organizzato da Ezio Radaelli, nel 1961. In coppia con Luciano Tajoli cantava «Al di là». Il testo era firmato Mogol ed era uno dei primi esperimenti di «scrittura canora» del futuro scopritore di Battisti: «Al di là dei limiti del mondo, ci sei tu».

Shel Shapiro «Ma che colpa abbiamo noi», 1966
Shel Shapiro con i Rokes portò al Cantagiro del 1966 «Ma che colpa abbiamo noi». Quell’anno parteciparono l’Equipe 84, i Nomadi esordienti, i Corvi («Un ragazzo di strada»). Facevano furore le «cover», le canzoni americane di successo tradotte in italiano. Ne cantarono tante anche Celentano e Gianni Morandi.

Marcella Bella «Il pagliaccio» Cantagiro 1969
Al Cantagiro (che ancora era la culla del beat italiano) edizione 1969, girone B, Marcella Bella portò il suo primo disco, con i due brani «Il pagliaccio» e «Un ragazzo nel cuore». Nonostante il Cantagiro, il successo fu cisrcoscritto. In quello stesso periodo parteciparono pure i «Dick Dick», con un’altra «cover» che ebbe grande successo in Italia, «Sognando California».
 
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