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a cura di Lietta Tornabuoni
Invidia, una febbre contagiosa
 
04 novembre 2005
 
Per dire il proprio amore e odio per l'Italia contemporanea, la propria certezza che occorra sottrarsi a ogni catastrofismo o cecità, La febbre di Alessandro D'Alatri racconta benissimo la storia di un ragazzo come tanti altri (Fabio Volo) che vuol aprire con gli amici una discoteca, ma che non osa rifiutare il lavoro fisso al Comune, ottenuto dopo oltre quattro anni di attesa per via del padre defunto musicista della banda comunale. Il ragazzo è convinto di essere una persona retta, onesta, migliore degli imbroglioni e dei ladri che lo circondano, ma deve sentirsi dire da un dirigente: «Lei è figlio di questa sporcizia, come tutti». Insomma: per il protagonista, l'Italia risulta così malconcia e maltrattata da non poterci vivere. L'unica soluzione è ritirarsi in un casale di campagna, andarsene, isolarsi, stare solo: finché non interviene l'amore, il grande salvatore.

Il proverbio del titolo sembra essere: «Se l'invidia fosse febbre, tutto il mondo ce l'avrebbe». Il mondo burocratico pubblico (truffe, rivalità, soperchierie, misere malvagità) è molto ben raccontato, come esempio di un Paese perduto moralmente, culturalmente, umanamente. Immagini e personaggi ti sorprendono: il presidente della Repubblica (Arnoldo Foà) che tutto solo va a bere una birretta italiana in un locale: le tombe dei poeti italiani (Saba, Montale, Campana, Pasolini); una bravissima ragazza cubista ondulante come un serpente; la banda musicale del Comune che viene avanti in linea orizzontale nella nebbia della campagna cremonese, come un esercito popolare ottocentesco; una che dice: «Sono i modelli che vanno quest'anno», uno che le risponde: «Vanno? Lasciamoli andare». La febbre ha poi alcuni difetti, però è notevole il suo ritratto d'Italia Duemila, reso incisivo e autentico dalla bravura del regista (già autore di Senza pelle, I giardini dell’Eden, Caso mai): non implacabilmente drammatico, non stupidamente comico, realisticamente scoraggiante per chi ami il Paese e voglia poter avere rispetto di sé. E’ divertente, senza che ci si debba per forza vergognare di essersi divertiti, come capita troppe volte con il cinema italiano.
 

Alessandro D'Alatri
La febbre
DVD. O 1 . In vendita
TRAGI COMMEDIA

 
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