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28/8/2008 (8:25) - REPORTAGE
La discarica della città
Una discarica in strada Molino del Villaretto
Oltre 120 depositi abusivi di rifiuti nella cintura Nord
MONICA PEROSINO
TORINO
Il viaggio della spazzatura inizia con piccoli indizi alle porte della Circoscrizione 6. Una batteria mollata vicino a una panchina in via Cigna, tre sacchi di piastrelle rotte lungo il Trincerone di via Sempione, il classico armadio sgangherato appoggiato ai cassonetti di corso Giulio Cesare. E’ solo il prologo della storia, il debutto ancora timido di quello che è diventata Torino Nord, la discarica - abusiva - della città.

Secondo un censimento di Legambiente, confermato dai dati del Comune, i depositi illegali di rifiuti in città sono circa 200. Oltre 120 sono quelli trovati nell’area compresa tra Barriera di Milano, Barca, Bertolla, Falchera e Villaretto. E sono quelli più estesi e pericolosi. C’è di più. Negli ultimi sei mesi sono aumentati del 5-10%, senza contare le discariche estemporanee e circoscritte a pochi metri di superficie, quelle cioè che sfuggono a qualsiasi censimento. In pratica, in barba ai nuovi centri di raccolta dell’Amiat, alle campagne ambientali e ai rischi penali, buttare rifiuti a Torino Nord è una moda in ascesa.

La scelta della zona è quasi ovvia: solo nella Circoscrizione 6 si trova una concentrazione così favorevole di aree verdi, stradine isolate, zone riparate da sguardi e controlli. «L’impatto visivo è spaventoso, angosciante - dice Carla Pairolero, presidente di Legambiente Metropolitano -. Chi usa queste aree come discarica sa benissimo del danno che provoca, non ha scusanti».
L’impatto ambientale è drammatico: s’inquina terra, aria e acqua in una sola azione. «Basta pensare alla plastica bruciata e al conseguente inquinamento dell’aria e del suolo di diossine e sostanze cancerogene, così come ai solventi e alle vernici che producono percolati pericolosi e scivolano nelle acque dello Stura».

Basta fare un giro per via Germagnano, strada Molino del Villaretto, strada Cuorgnè, corso Grosseto, via Sempione, via Reiss Romoli e le rive dello Stura per incontrare il campionario dei rifiuti più disparati: porte, sanitari, vernici, pneumatici, parafanghi, macerie in quantità industriali, mobili, elettrodomestici, vestiti, tonnellate di lana di vetro, pannelli di amianto, perfino sacchi di carbone e sostanze chimiche infiammabili: «La cosa preoccupante è l’aumento dei luoghi d’abbandono - aggiunge Pairolero - come se fosse scontato che si faccia così, che la città possa essere trasformata in una discarica».

La Coproma, la bocciofila di corso Giulio Cesare, sulle rive dello Stura è al centro di un dedalo di sentieri e stradine usate come immondezzai: «Una volta li abbiamo sorpresi mentre scaricavano macerie - racconta il presidente Sergio Battistata - e sa cosa ci hanno detto? Che tanto era già pieno di altri rifiuti, che lo facevano tutti». Giovanni Atzoli, gestore della bocciofila, ha trovato una serie di videopoker, quintali di macerie, frigoriferi: «Succede sempre di notte, arrivano con i furgoncini, scaricano e se ne vanno».

La cosa incredibile è che, per i privati, lo smaltimento macerie e elettrodomestici è completamente gratuito, mentre «ripulire periodicamente, come fanno Amiat e Comune - dice Pairolero - ha dei costi molto alti, e a carico dei cittadini».

Sono due le tipologie di chi ha preso la città per una discarica. Da una parte i privati cittadini - «che ignorano, o fanno finta di ignorare - dice Nadia Conticelli, commissione ambiente della Circoscrizione - che ci siano centri appositamente dedicati allo smaltimento. Fanno lavori in casa, svuotano le cantine e poi scaricano le macerie dove gli capita». Poi ci sono le imprese che speculano, come chi fa pagare ai clienti lo smaltimento di olii e sostanze chimiche - basta pensare, in piccolo, ai meccanici - e poi li va a rovesciare nei prati. «Tra il cittadino attento all’ambiente e l’impresa - aggiunge Conticelli - c’è tutta quella zona grigia di piccoli impresari, magari in nero, che di portare i rifiuti all’Amiat non ci pensano neanche. Poi, purtroppo, ci sono tanti che lo fanno solo per comodità».

Un problema è anche quello delle norme che Amiat ha dovuto applicare per differenziare i rifiuti dei privati e quelli delle imprese sono complesse e alle volte molto rigide: «Spesso i cittadini sono disorientati, non sanno cosa gli spetta di diritto e cosa, invece, devono pagare. Forse semplificando le norme e facendo campagne più incisive di educazione all’ambiente si migliorerebbe la situazione».

Intanto, Circoscrizione V e VI e Legambiente Metropolitano rispondono all’emergenza con un convegno (il 19 settembre) su «Rifiuti abbandonati: rischi alla salute e all’ambiente» e una nuova edizione di «Puliamo il Mondo», la settimana successiva, dedicato proprio alle discariche di Torino Nord.
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