23/7/2008 (11:28)
- PROPOSTA
L’ora del pane
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| Il consumo di pagnotte e baguette è diminuito |
Mozione dell’Udc in Consiglio comunale: “Prezzo di 1,5 euro al chilo tra le 8 e le 11”
BEPPE MINELLO
TORINO
Il welfare fa acqua? Usiamo un po’ di fantasia, ha sostenuto recentemente il nostro Luigi La Spina. Detto e fatto, ecco una proposta - già attuata ad Alessandria e Asti, per restare alle realtà a noi più vicine - per offrire pane comune a un prezzo calmierato. «Sindaco e giunta s’impegnino a concordare con le associazioni di categoria la vendita del pane a un costo da 1 euro a 1,50 euro e per un massimo di un chilo a persona dalle ore 8 alle ore 11 del mattino» propongono con una mozione in Consiglio comunale il capogruppo dell’Udc Alberto Goffi e la consigliera dello stesso partito Federica Scanderebech.
Originali a tutti i costi? Neanche per sogno. La vendita del pane a prezzo calmierato è già realtà a Alessandria e Asti. Si chiama «Prezzo Amico» ed è nata grazie all’associazione Mondoconsumatori Piemonte. Il progetto, partito il 16 giugno, prevede la vendita di pane a prezzo calmierato appunto dalle 8 alle 11 del mattino, «per venire incontro - spiega Mario Gatto, presidente di Mondoconsumatori - a quelle categorie della società più bisognose, come pensionati e disoccupati per cui anche l’acquisto del pane può risultare gravoso».
La quantità è fissata a 1 kg di pane comune così come il prezzo: 1.50 euro. Inizialmente limitato a 4 panetterie (3 ad Alessandria e 1 ad Asti) l’iniziativa ha visto, nel giro di pochi giorni, aumentare il numero degli esercizi aderenti: in una decina di giorni i panifici interessati sulle due province sono saliti a sette. «E la crescita non accenna a fermarsi - assicura ancora Gatto - a un mese dall’inizio del progetto si stima che il numero di panetterie per Asti e Alessandria si attesti intorno a quindici, venti».
Ad oltre un mese dalla partenza si registra anche un aumento della quantità giornaliera di pane prodotta. Il signor Miroglio, titolare della panetteria Sapore di Pane, ad Alessandria, parla di un aumento di circa 10-15 kg al giorno e di una risposta molto positiva da parte dei clienti. Il prezzo contenuto non sembra per adesso suscitare problemi: se infatti cala il ricavo unitario è pur vero che questo è in parte compensato da un aumento della quantità prodotta. «Inoltre - dice Gatto - è un buon modo per farsi pubblicità e poter vendere, insieme al pane scontato, anche altri prodotti a prezzo “normale”».
Più scettico, ma non per questo negativo nei confronti della proposta («Parliamone»), è Giovanni Gai, presidente dei panificatori che sono 500 a Torino e altri 700 in provincia: «Oh, solo quelli con il forno, ché ormai ogni alimentare può vendere pagnotte» precisa uno sconsolato Gai per il quale la categoria che rappresenta è così in crisi che difficilmente potrà risollevarsi vendendo più pane comune: «Siamo ammazzati dall’aumento del gasolio e di tutte le materie prime. Ormai è difficilissimo riuscire a cedere una panetteria mentre una volta, quando si consumavano 4,5 etti di pane a testa al giorno invece della miseria di 1,2 etti di oggi, rappresentava la liquidazione per quelli come me che avevano trascorso una vita davanti al forno». Già oggi c’è pane per tutte le tasche «e nei mercati non è difficile trovarlo a prezzi vicino a quelli che si vorrebbero proporre nelle prime ore del mattino, però non chiudiamo la porta di fronte a nulla: parliamone».
«Di fronte a famiglie che stentano addirittura ad arrivare alla terza settimana - dice Alberto Goffi - il prezzo calmierato può avere un effetto positivo se teniamo conto che mediamente una famiglia di quattro persone consuma in un anno pane comune per quasi 730 euro pagandolo 3,5 euro al chilo. Il risparmio a 1,5 euro al chilo non sarebbe indifferente e il vantaggio per il panettiere sarebbe l’aumento degli affari».
(Ha collaborato Leonardo Niglia)